29/06/2017

La Pas, o sindrome da alienazione parentale (ne abbiamo parlato spesso nei nostri articoli, in quanto argomento a cuore per Giustizia Mite) potrebbe diventare un reato, oltre che un disagio emotivo fortissimo. A chiederlo a gran voce sono gli avvocati matrimonialisti italiani, che fanno notare come, soprattutto d’estate, i bambini diventano quasi ostaggio degli scontri tra i genitori, pagandone le conseguenze. La proposta dell’Ami, dunque, arriva, a detta dell’associazione, per salvaguardare la salute di questi minori.

Si parla di cifre consistenti, come ventimila bambini che sono alle prese con questo fenomeno. Soprattutto d’estate quando, pare, le separazioni ed i divorzi aumentano considerevolmente. Accade, perciò, che a tanti ragazzi venga impedito di trascorrere le vacanze con uno o l’altro genitore.

Quali sono, dunque, i diritti che si vengono a ledere con questo comportamento? Sicuramente quelli della genitorialità e della bigenitorialità, garantiti dalla Costituzione precisamente da tre articoli: il 2, il 29 e il 30. Già due anni fa, comunque, una proposta simile era arrivata dall’avvocato Giulia Bongiorno, che aveva chiesto l’introduzione nel Codice Penale dell’art. 572 bis (Abuso delle relazioni familiari o di affido).

Quest’ultimo recita: “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque, nell’ambito delle relazioni familiari o di affido, compiendo sul minore infraquattordicenne ripetute attività denigratorie ai danni del genitore ovvero limitandone con altri artifizi i regolari contatti con il medesimo minore, intenzionalmente impedisce l’esercizio della potestà genitoriale. Se il fatto è commesso con violenza o minaccia reiterata, si applica la pena della reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva una rilevante modificazione dell’equilibrio psichico del minore, le pene sono aumentate. Le pene sono aumentate da un terzo alla metà, se il fatto di cui ai commi precedenti riguarda un minore di anni dieci o con disabilità ai sensi dell ’art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.”

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano