18/04/2017

All'interno di un processo di separazione o divorzio tra due coniugi è inevitabile che si trovino coinvolti anche i figli della coppia, e molto spesso si tratta di minori. In sede di Mediazione familiare ascoltare un minore si rivela di fondamentale importanza, dal momento che costoro costituiscono dei veri e propri soggetti di diritto. Ai bambini viene chiesto se comprendono il significato della scelta dei genitori, e le domande vengono loro poste senza alcuna interferenza esterna.

A sancire questi diritti sono la Convenzione di New York del 1989 (art. 12 in particolare), la Convenzione di Strasburgo del 1996 e la Carta di Nizza del 2000 (ripresa poi dal Regolamento CE 2001/2003), che sottolinea l'importanza dell'ascolto del minore da parte del Giudice. Per quanto riguarda l'Italia l'ascolto del minore è diventato centrale anche in alcune leggi, come la 54 del 2006 e la 219 del 2012. In quest'ultima è stata inserita una disposizione che prevede il diritto del figlio minore che abbia compiuto i 12 anni di età, ovvero di età inferiore ove capace di discernimento, ad essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Tali leggi sono state recepite anche dal Codice Civile (art.315 bis, con il diritto del figlio di essere ascoltato) e si è arrivati all'obbligatorietà dell'audizione del minore e dell'ascolto da parte dei Giudici. In mediazione familiare l'ascolto dei minori è tanto più importante quanto vitale alla causa. L'ascolto deve essere però attivo ed informato. Di solito l'audizione avviene in un luogo dedicato, con il bambino, il giudice e degli esperti (psicologo) ma senza avvocati, che con i genitori assisteranno all'ascolto fuori, all'esterno di uno specchio. Solo così si potrà garantire la totale imparzialità della testimonianza.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano