09/11/2017

Sappiamo, perché è ormai un dato assodato, che il ruolo dell’avvocato in mediazione è molto importante e delicato. Qual è, però, il modo più corretto per svolgere in concreto tale professione e mansione? Partiamo dall’affermazione che l’avvocato deve dimostrare consapevolezza del ruolo in funzione delle peculiarietà dello strumento della mediazione.

Non vi è dubbio che sino a quando i programmi di insegnamento universitario e di formazione professionale non si estenderanno compiutamente anche ai sistemi ADR, non avremo una categoria professionale posta in condizione di operare al meglio in questa tipologia di procedimenti. Gli avvocati che vantano una formazione tradizionale reagiscono con ostilità e disagio e l’Italia non fa eccezione.

Molte di queste reazioni hanno denunciato infatti il timore di perdita di ruolo, di spazi e quindi di guadagni professionali. In realtà si tende a sottovalutare il fatto che i sistemi ADR non esautorano gli avvocati dalle proprie funzioni, ma, al contrario, offrono alla professione forense la possibilità di svolgimenti più dinamici, con possibilità di apertura verso prospettive più articolate rispetto alla classica assistenza giudiziale. Quindi, questo contesto “nuovo” si pone come un’importante opportunità professionale di occupare nuovi segmenti di mercato e presentano un appeal decisamente maggiore rispetto a quello giurisdizionale decisamente in ribasso.

A cura del responsabile scientifico Concilia Lex S.p.A., avvocato Pietro Elia