23/03/2017

Una delle emergenze sociali che oggi più chiedono a gran voce di essere risolte è senz'altro quella del bullismo. Ne sono vittima soprattutto bambini e ragazzini in età scolare che, per qualche motivo, vengono percepiti come “diversi” da alcuni gruppi. Senza addentrarci nel discorso della responsabilità dei nuovi media e del ruolo della scuola in tale fenomeno, è importante però sottolineare l’importanza dell’incrementare la mediazione scolastica.

Poiché avviene prima di un eventuale processo, la Mediazione scolastica consente di mettere a confronto bulli e bullizzato, carnefici e vittime sullo stesso piano. Al centro, il mediatore dovrà essere una figura estremamente pronta ad affrontare qualsiasi tipo di evoluzione della mediazione. Egli non vive mai il conflitto come qualcosa di negativo da eliminare, ma sempre come opportunità di crescita ed arricchimento: in pratica il conflitto viene trasformato attraverso un lavoro collettivo (in classe o in qualsiasi altra struttura) che tragga linfa dalle possibilità creative di tutti gli allievi e degli stessi insegnanti. In questo modo, dunque si previene la violenza futura e si mette l’accento su una corretta comunicazione, proprio al fine di neutralizzare il conflitto.

La mediazione scolastica perciò, in tali contesti educa all’ascolto dei propri sentimenti e di quelli altrui, al rendersi conto delle proprie responsabilità nei confronti della società e a diventare più autonomi ed indipendenti, rispettando persone e cose. Da evidenziare, inoltre, che il mediatore scolastico non si approccia esclusivamente ai ragazzi “difficili”, ma anche agli educatori e, in generale, a tutta la comunità scolastica ed educativa, cercando di formare tutti verso l’adozione di una corretta strategia di mediazione. Questo approccio, dunque, può essere decisivo contro il bullismo se propone varie soluzioni del conflitto senza imporre nulla, ma mostrandosi come guida da seguire. E se i mediatori in questo campo sono davvero capaci (cosa che non significa essere sempre condiscendenti con i minori ma saper pronunciare anche decisi “no”) possono anche consentire di evitare un processo. Il che di questi tempi non è poco.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano