16/01/2018

Molti tribunali (Civitavecchia, Pavia, Reggio Emilia, Varese, Brescia) stanno incentivando l’utilizzo di una nuova figura professionale laddove si ravvisano coppie la cui gestione è fortemente complicata per l’alta conflittualità: il coordinatore genitoriale. E’ inequivocabile che è necessario tentare di comprendere quale possa essere la natura di questa nuova figura: seppur esistenti le analogie con l’amministratore di sostegno, il coordinatore si muove nell’ambito delle procedure ADR e che le abilità operative molto si legano alla Mediazione familiare.

Ciò vuol dire che il giudice, per il medesimo fine del contenimento del conflitto e della tutela dei diritti dei figli, può avvalersi di varie figure, non predeterminate, e senza introdurre nuove professionalità, ma utilizzando diversamente competenze preesistenti. Mediazione e coordinazione, tuttavia, si differenziano nettamente. Indubbiamente è comune l'attenzione per i figli esposti al conflitto e lo sforzo di restituire ai genitori la capacità di intestarsi in prima persona le responsabilità genitoriali. Tuttavia, i due processi hanno ambiti ben separati: mentre il mediatore opera essenzialmente nella fase della formazione degli accordi, il coordinatore è chiamato tipicamente a seguire e sostenere la coppia nella fase di esecuzione del programma stabilito, quale che ne sia la fonte, giudiziale o concordata.

Resta il fatto che nella fluida situazione attuale per avere un chiarimento attendibile su funzioni, obiettivi e formazione di questa nuova figura di ADR - in modo da limitare una proliferazione di corsi tra loro altamente difformi, che tutti pure si dichiarano formativi alla Coordinazione Genitoriale - appare auspicabile l'intervento del legislatore, in attesa del quale è consigliabile una stretta adesione alle linee-guida internazionali di AFCC (Association of Family and Conciliation Courts).

A cura di Marino Maglietta