03/05/2016

In una Mediazione familiare e coniugale, per arrivare alla risoluzione di un conflitto occorre prescindere dai concetti di ragione e di torto. Tutto ruota, invece, intorno al riconoscimento delle differenze, e alla trasformazione del conflitto in energia positiva. Dato che, perciò, la Mediazione coniugale si può raffigurare come uno spazio neutrale ideale, in cui nessuno dei due coniugi si senta minacciato, il mediatore familiare si porge, in questo contesto, come una risorsa in grado di trasformare le energie negative delle parti in maniera costruttiva per raggiungere ottimi risultati.

Ma come lavora un mediatore coniugale? Quest’ultimo non segue la coppia nella redazione di semplici accordi legati alla separazione o al divorzio, il suo ruolo è molto più sensibile: il compito che gli spetta è infatti quello di guidare la coppia in una dimensione comunicativa nuova, pulita e senza pregiudizi, insegnando loro a vivere il conflitto in maniera costruttiva. La coppia riacquista la consapevolezza e la responsabilità della propria storia che eventualmente coinvolge anche i loro figli.

Tale risultato viene raggiunto anche grazie all'uso delle tecniche di mediazione che, è confermato da dati scientifici, inducono in chi le utilizza un miglioramento delle abitudini nei rapporti sociali, le quali possono perdurare nel tempo. Molte di queste tecniche vengono mutuate dalla psicoterapia, con la differenza che in mediazione esse tendono ad essere utilizzate per una risoluzione più rapida e pratica delle problematiche che ci si trova ad affrontare. La mediazione coniugale aspira dunque alla ri-congiunzione, intesa come massima capacità di coniugare le aspettative del singolo partner con le esigenze della coppia. E tale aspirazione non dovrebbe mai essere dimenticata da un bravo mediatore familiare.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano