08/06/2017

Oggi si parla sempre più spesso di mediazione, in tutte le sue accezioni (sia nel campo civile e commerciale, che in quello familiare o penale o sociale e così via). Rispetto agli anni passati, dunque, il concetto di mediazione comincia a farsi largo anche nel nostro Paese. In realtà la mediazione è una procedura relativamente giovane, che ha poco più di trent’anni. Come molti addetti ai lavori già sanno, essa ha molto successo nei Paesi Anglosassoni: Stati Uniti in primis, ma anche Canada, Regno Unito e Olanda; mentre nelle altre nazioni è rimasta, se non del tutto sconosciuta, sottovalutata e poco promossa. In Italia, anche grazie ad una scrupolosa attività di formazione, la presa di coscienza di questa opportunità si fa invece sempre più viva.

A questo punto ci si potrebbe chiedere come si evolve la figura del mediatore e come mai ancora i consensi internazionali siano pochi, pur accertati i notevoli vantaggi in fatto di tempi e costi rispetto all’iter tradizionale di giustizia. La gestione dei conflitti, per contro, sembra conoscere un successo insperato in questi ultimi anni.

In questo senso è molto importante capire che cosa è il conflict management, cioè la gestione dei conflitti, che se ben appreso può migliorare notevolmente l’esercizio della mediazione. Alla base di un conflitto, si sa, ci possono essere dei cambiamenti in atto, la fine di una relazione coniugale (una separazione, un divorzio), ma anche rapporti professionali non soddisfacenti. Un conflict manager è colui che sa riconoscere tali situazioni ed affrontarle, stimolando un atteggiamento positivo e reattivo: doti fondamentali anche per un mediatore. Come il mediatore, chi si occupa esclusivamente della gestione del conflitto sa operare differenze tra conflitti e contrasti, sa ricercare le nuove opportunità che si celano dietro i conflitti, e li previene e li gestisce.

Mentre però un mediatore potrà anche essere un conflict manager quest’ultimo non diventa automaticamente mediatore, a meno di non seguire un percorso di formazione specifico. Ad ogni modo, entrambe le figure professionali hanno a cuore il riconoscere immediatamente la situazione di conflitto ed operare per trasformarlo, attraverso la coltivazione di relazioni personali che puntano sulla cooperazione e la fiducia reciproca.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano