21/07/2016

Può capitare che nel corso della sua carriera un mediatore familiare possa trovarsi di fronte a contesti in cui è presente la cosiddetta “Sindrome di Alienazione Parentale” (PAS). Si tratta di una condizione di disagio psicologico che affligge i minori in età evolutiva, condizione indotta da uno dei due genitori che mira a denigrare e sminuire l’altro davanti al figlio. La sidrome, per la prima volta individuata da Richard Gardner, psichiatra infantile e forense, membro del Dipartimento di Psichiatria Infantile della Columbia University di New York, se protratta per lunghi periodi può causare gravi danni all’equilibrio psichico del bambino, mentre è stato dimostrato che se i comportamenti di alienazione vengono meno la situazione può essere recuperata.

Come deve però comportarsi un mediatore familiare davanti a famiglie che presentano tali problematiche? In questi casi è assolutamente fondamentale che il mediatore sia molto competente e preparato, dal momento che deve innanzitutto essere in grado di riconoscere i segnali della PAS e sapere come agire. Una volta che la sindrome sia stata correttamente rilevata dal mediatore, quest’ultimo dovrà prendere le decisioni più adatte al contesto. Proseguire o non proseguire nella mediazione? Come riconoscere le tecniche di manipolazione del genitore alienante? Un mediatore non adeguatamente preparato sulla PAS potrebbe, ad esempio, insistere in un tentativo di accordo per affidamento congiunto, quando sarebbe una strada non corretta da seguire (è stato studiato infatti, che le famiglie con PAS in affidamento congiunto vedono peggiorare la situazione).

Qui è il passato percorso formativo che fa la differenza: un impeccabile corso di formazione in Mediazione familiare pone il mediatore nelle condizioni di prendere le migliori decisioni in ogni circostanza. Questo anche perché nei casi di nuclei familiari con PAS molto spesso non è la famiglia a cercare la mediazione ma viene imposta dal giudice e quindi il mediatore potrebbe trovarsi ad interagire con persone per niente collaborative, con il rischio che l’intero procedimento di mediazione possa subire alterazione ed annullamento.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano