12/05/2016

Il Giudice non potrà più sentenziare su qualsiasi aspetto che riguardi i minori, ma esclusivamente su àmbiti essenziali che rientrano nella gestione dei più piccoli. In secondo luogo l’avvocato (di uno dei due genitori, padre o madre) dovrà assumere una posizione schierata a difesa del bambino, senza strumentalizzare quest’ultimo assecondando screzi ed incomprensioni tra le parti. È quanto stabilito dal Tribunale di Milano (sez. IX civ.) lo scorso 23 marzo in un’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c.

L’ordinanza in questione indica una strada da seguire che deve essere certa e priva di esitazioni. Si ricorre al giudice, perciò, solo quando l’accordo tra entrambi i genitori, in caso di separazione o divorzio, sia del tutto irraggiungibile, per questioni importanti e si giunga ad un blocco delle funzioni di decisione dei genitori (come stabilito anche dallo stesso Tribunale di Milano il 5 dicembre 2012).

Quali sono, allora, queste questioni importanti o, come le definisce il Tribunale di Milano nella sentenza del 7 luglio 2015, questi affari essenziali? Sempre seguendo il suddetto art. 709 ter del Codice di Procedura Civile, la IX sez. civile del Foro milanese stabilisce che sono tali tutte le questioni che riguardano l’educazione, la salute, l’istruzione e la residenza abituale dei minori. Non si può ricorrere al Giudice, invece, per questioni non essenziali come, ad esempio, il taglio dei capelli del minore, la possibilità per un genitore di delegare un parente per prelevare il figlio da scuola, l’acquisto di un tipo di vestito piuttosto che un altro o la specificazione di dati di estremo dettaglio riguardo ai tempi di frequentazione e, nel caso specifico a cui si riferisce l’ordinanza, i dettagli che riguardano il trascorrere le festività pasquali del bambino (gli orari).

Per quel che concerne gli avvocati, infine, viene ribadito l’obbligo di svolgere un ruolo protettivo del minore, arginando il conflitto invece che alimentarlo, richiamando, dunque, al codice deontologico professionale.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano