03/03/2016

La procedura della mediazione può rivelarsi uno strumento molto utile anche per trovare accordi all’interno di strutture condominiali, attraverso la convocazione di apposite assemblee. Del resto il cosiddetto “decreto del fare” (decreto lgls. 69/2013, convertito nella legge 98/2013) ha reso obbligatoria la mediazione in questo campo, dal momento che rientra nella competenza civile e commerciale. Tutto ciò anche alla luce dell’enorme numero di cause attivate presso i tribunali che hanno come oggetto proprio i contenziosi condominiali. Lo scopo principale è, dunque, quello di snellire i tempi del processo civile.

Nello specifico, la mediazione può essere applicata alle controversie relative agli artt. da 1117 a 1139 del codice civile, oltre che alle previsioni in materia di condominio, sia nel condominio minimo che nel “supercondominio”. Si può, invece, non ricorrere a mediazione quando si affronta una morosità delle spese condominiali, con relativo loro recupero, o un “recupero coattivo degli oneri”.

Come si svolge l’iter, in questi casi? Innanzitutto l’amministratore del condominio, una volta ricevuta un’istanza di mediazione, dovrà comunicarne avviso ai condòmini e convocare un’assemblea. All’interno di questa assemblea si deciderà a maggioranza sulla partecipazione alla mediazione attraverso la figura dell’amministratore, il quale rappresenterà il condominio. Successivamente al primo incontro in mediazione l’amministratore, prima di arrivare a qualsiasi accordo, dovrà comunque risentire l’assemblea condominiale per ascoltare il parere di tutti. Se infatti l’amministratore dovesse arrivare ad un accordo senza metterne a parte l’assemblea condominiale, potrebbe mettere a rischio la validità della mediazione ed esporsi al risarcimento del danno. Solo dopo aver deciso sul da farsi all’interno dell’assemblea, dunque, si potrà partecipare ad un secondo incontro con i mediatori ed arrivare ad una soluzione.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano