31/05/2016

Negli Stati Uniti è una realtà che da molti anni aiuta a risolvere conflitti familiari particolarmente spinosi. Si tratta della coordinazione genitoriale, intervento incentrato sui figli di coppie separate (o divorziate o ex conviventi) che non sono capaci di trovare un equilibrio ed un accordo tra di loro su come portare avanti l’educazione dei figli stessi e come gestire il tempo insieme. Il coordinatore genitoriale è dunque un mediatore familiare (o anche altra figura specialistica come un avvocato, uno psicologo, un assistente sociale) che approfondisce queste competenze e le utilizza per sciogliere conflitti particolarmente duri. Nei Paesi in cui la coordinazione genitoriale è assunta come vero e proprio strumento all’interno della mediazione, la procedura viene invitata dal Giudice.

In Italia una sperimentazione su questo tipo di interventi la si può trovare nel Tribunale di Roma, per ora, ma non si esclude che l’esperienza si possa ampliare, vista anche la crescente fiducia che negli ultimi anni il nostro Paese sta dimostrando nei confronti delle soluzioni stragiudiziali, prime fra tutte Mediazione familiare e coniugale. A questo proposito i numeri parlano, almeno nelle grandi città, di un incremento di circa 20-30% di coppie che utilizzano la mediazione familiare per le separazioni (che in Italia, lo ricordiamo, ammontano a circa 90 mila all’anno a fronte di 189 mila matrimoni in media).

La coordinazione genitoriale potrebbe quindi dimostrarsi uno strumento in più per raggiungere l’obiettivo di incremento dell’utilizzo di Adr che lo stesso ministro della Giustizia, Andrea Orlando, si è posto? Lo scopriremo solo con il tempo. Quello che è certo è che, con metodo e obiettivi precisi, la fase di rodaggio dovrà essere superata, anche grazie alle competenze e ad eccezionali caratteristiche di mediatori familiari sempre più formati e preparati .

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano