14/07/2015

L’ammissione, seppure indiretta e ben prima che entrasse in vigore l’attuale legge sul divorzio-breve per le coppie che scelgono di separarsi consensualmente, è arrivata dal presidente della Corte d’Appello di Roma, Luciano Panzani.
Nella relazione sull’amministrazione della Giustizia nel distretto - a gennaio - ha sottolineato come in Tribunale la durata media di definizione delle cause del settore famiglia, soprattutto separazione e divorzio, è inferiore ai due anni, con un’elevata percentuale di sentenze non definitive che pronunciano la separazione o la cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio.
IIn altre parole, alle buone intenzioni del legislatore che ha varato la riforma per adeguare le norme italiane a quelle dei paesi europei più al passo con i tempi, si contrappone una realtà di tutt’altro tenore: nel caso in cui non ci sia accordo, il divorzio si trascina a lungo.

«Sono sola, più di questo non riesco a fare», allarga le braccia, sconsolata, l’unica dipendente del Tribunale civile incaricata di «fascicolare» le istanze di divorzio che, giorno dopo giorno, si ammucchiano negli uffici di viale Giulio Cesare.
Risultato? Il divorzio-breve diventa «divorzio-lumaca»: per istanze depositate dopo la metà di aprile non si parla ancora nemmeno di fissazione della prima udienza. Che, se tutto va bene, potrebbe essere programmata per novembre. Sette mesi solo per presentarsi la prima volta davanti al giudice.

E, forse, altrettanti poi per la seconda udienza, quella che dovrebbe portare alla cessazione degli effetti civili. Tempi biblici, in totale contrasto con lo spirito della riforma entrata in vigore poco meno di due mesi fa e che ha raccolto il consenso e l’approvazione di tutte le forze politiche. E in controtendenza con quello che è accaduto, per esempio, a Belluno a ridosso del varo della legge, il 26 maggio: due giorni dopo, una coppia sposata dal 1999, dopo appena 14 mesi di separazione e malgrado avesse due figli, aveva già ottenuto il divorzio. Un record, certo...

Articolo tratto dal Corriere della Sera