10/01/2014

La ben nota legge del 1° dicembre 1970, n. 898, limitatamente all'articolo 3, numero 2), lettera b), primo capoverso, recita quanto segue: “In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale”.

Nel mese di gennaio 2014 si terrà l’importantissimo referendum che, di fatto, eliminerà i tre anni di separazione obbligatoria prima di poter effettivamente chiedere divorzio. Così facendo, oltre che semplificare con forza i vari passaggi dell’iter di separazione, anche la stessa domanda potrà essere fatta contestualmente alla separazione.
Giustizia Mite non poteva esimersi dal presentare, con cognizione di causa, tutti i favorevolissimi effetti che, una modifica di questo tipo, apporterebbe non soltanto al vetusto sistema legale italiano, ma all’intero sistema e al suo modo di concepire il divorzio. Rendendolo molto più simile al processo normale che già si può registrare in tutti gli altri paesi del mondo.
Neanche a dirlo, poi, il primo vantaggio è, senza ombra di dubbio, la riduzione drastica e favorevolissima di tutto quell’immenso e stressante carico giudiziario che caratterizza qualsiasi divorzio. Al pari del carico giudiziario, poi, c’è quello sociale, sempre strettamente connesso alla durata del procedimento di divorzio.
Votare a favore del divorzio breve è, senza ombra di dubbio, una scelta incentrata sulla maturità e sulla modernità. Quando una coppia sceglie di separarsi, sicuramente, non occorrono 3 anni per cambiare idea. Quest’ultimi, il più delle volte, non sono altro che uno stillicidio economico e personale. Giustizia Mite lo sa, ed è pronta a mettere le persone in guardia.

A cura di Vinicio Marchetti - Addetto Stampa Giustizia Mite