07/02/2017

Torniamo, dopo qualche settimana, a parlare di Fondo di Garanzia per l’assegno di divorzio. Lo facciamo perché sono stati finalmente sbloccati (sappiamo che Il decreto di attuazione, che risale al 15 dicembre 2016, è stato pubblicato da parte del Ministero della Giustizia lo scorso 14 gennaio in Gazzetta Ufficiale) i fondi stanziati dalla legge 208 del 2015. A quanto ammontano questi fondi? Per il 2016 la cifra messa a disposizione è di 250 mila euro, mentre per l’anno in corso parliamo del doppio, 500 mila euro.

Ricordiamo che tale Fondo di garanzia assicura il versamento dell’assegno di divorzio da parte dello Stato se l’ex coniuge si rifiuta di adempiere al suo dovere. Vediamo in cosa consiste e chi vi può accedere. Innanzitutto occorre dire che, al momento, la misura è ancora sperimentale, e sarà dunque applicata solo in alcuni Tribunali in cui si potranno presentare le relative istanze. Per il resto il Fondo di garanzia per l’assegno di divorzio non è altro che un aiuto concreto da parte dello Stato al coniuge che, in una situazione di separazione o divorzio, guadagna meno (indipendentemente che sia il marito o la moglie) e non può contare sul versamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’altro coniuge. Si comincia, come abbiamo prima specificato, con una dotazione nelle Casse Statali non altissima (750 mila euro) ma che può essere il punto di partenza e di sperimentazione per i prossimi anni.

Per usufruire del fondo, però, esistono delle condizioni. Innanzitutto occorre essere in grado di dimostrare di essere separati o divorziati e di non essere in grado di mantenere né sé stessi né i figli minorenni o maggiorenni portatori di grave handicap. Serve inoltre dimostrare di non aver ricevuto l’assegno di mantenimento tanto da arrivare a produrre un Isee che arrivi al massimo a 3.000 euro. La richiesta può essere portata avanti presso uno dei tribunali nei capoluoghi sede di Corte d’Appello, ovviamente relativo al proprio Comune di residenza. Il Tribunale avrà a disposizione 30 giorni per valutare la domanda, dopodiché, in caso positivo, la trasmetterà al Ministero della Giustizia che comincerà ad erogare l’assegno (in questa fase trimestrale, per via dei fondi di cifra non elevatissima).

I Tribunali che aderiscono alla fase sperimentale sono i seguenti: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L'Aquila, Milano, Palermo, Perugia, Potenza, Salerno, Sassari, Taranto, Trento, Trieste, Venezia, Napoli, Messina, Reggio Cal., Lecce, Roma, Campobasso .

Le domande, infine, devono essere inoltrate al Ministero della Giustizia entro il prossimo 13 febbraio.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano