09/12/2013

Giustizia Mite offre anche l’opportunità di rimanere costantemente aggiornati sulle notizie inerenti la legge, la Mediazione familiare e la mediazione nella sua totalità. Oggi andremo a trattare una nuova evoluzione della legge italiana: "Il padre che distrugge la figura materna agli occhi dei figli perde il diritto all'affidamento condiviso".
Ecco, nello specifico, tutte le 7 motivazioni di questa decisione:

1) La Corte sarà sempre propensa ad affermare quanto segue: "La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all'atto cui si riferisce".
2) L'audizione dei figli minori costituisce un’osservanza indispensabile nelle procedure concernenti all’affidamento nel primo grado di giudizio. Così facendo viene annullata la sentenza a causa della violazione dell'obbligo di audizione.
3) Il ricorrente può asserire che la scelta ultima sull'affidamento avveniva in base a una relazione svolta dal Servizio di Psichiatria della ASL, nell'ambito di un percorso di mediazione familiare attivato dal Tribunale per i Minorenni ed irritualmente acquisito d'ufficio dalla Corte d'Appello.
4) Viene assolutamente censurata la sentenza impugnata per vizio di motivazione in cui non venivano valutate nel giusto modo tutte le attitudini genitoriali della madre. Queste, infatti, sarebbero la prova palese di un tentativo di allontanamento dei figli verso il padre.
5) Veniva affermata la violazione di legge sull'affidamento dei figli e sull’insindacabile divieto per il padre di avere contatti con quest’ultimi. Tutto questo a causa del procedimento attivato davanti al tribunale per i minorenni della stessa M.R. ex art. 330 c.c. per la decadenza del padre dalla potestà genitoriale.
6) Sono ipotizzati i vizi di infrazione di legge e l’insufficiente giustificazione circa la precisazione dell'assegno di mantenimento a carico del B. e in favore dei figli, in assenza di dati obiettivi sulle capacità reddituali dell'obbligato.
7) Viene considerata come fortemente iniqua la condanna alle spese processuali del giudizio di appello.

A cura di Vinicio Marchetti - Addetto Stampa Giustizia Mite