06/06/2017

La giustizia riparativa, e nello specifico la mediazione del conflitto, può ora contare su un manuale interamente italiano ad essa dedicato. Se infatti sono tantissimi i titoli in materia provenienti dalla cultura anglosassone (soprattutto dagli Sati Uniti), nel nostro Paese le pubblicazioni sulla Mediazione Penale e sulla gestione del conflitto non compaiono all’ordine del giorno. Una scoperta interessante dal punto di vista dell’editoria arriva da “La Giustizia Riparativa. Formanti, parole e metodi” (Giappichelli, 2017), scritto da due docenti dell’Università degli Studi dell’Insubria, che credono in quest’idea facendone materia di insegnamento, Grazia Mannozzi e Giovanni Angelo Lodigiani.

Si parte da un presupposto: non si prende come riferimento il colpevole, chi ha commesso il reato, bensì il punto di vista della vittima. Quest’ultima dev’essere sempre tutelata non solo attraverso la riparazione dell’offesa e la difesa della sua dignità, ma soprattutto operando la mediazione del conflitto. La giustizia riparativa si pone, così, come una realtà promettente, con una sperimentazione più che ventennale alle spalle in ambito minorile, scolastico, lavorativo, ma anche nella gestione di conflitti gravissimi, eppure, purtroppo, ancora poco conosciuta.

Il libro è interessante anche perché non utilizza un linguaggio tecnico e giuridico, bensì uno stile asciutto e fruibile a tutti, nato anche dalla contaminazione con l’arte, la letteratura, la filosofia, la sociologia. Una lettura consigliata a tutti coloro che credono nella mediazione penale e familiare e nelle sue potenzialità.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano