05/01/2017

Da troppo tempo si sente ormai parlare di soprusi a scuola, vissuti dai ragazzi non conformi alla massa per qualsiasi verso e non abbastanza forti da difendersi. Questo fenomeno va sotto il nome di bullismo ed è una triste e dura realtà che forse da sempre affligge la scuola (e non solo). Qui non analizzeremo le componenti del fenomeno, ma ci soffermeremo sull’importanza dell’incrementare la mediazione scolastica .

Poiché avviene prima di un eventuale processo, la Mediazione scolastica consente di mettere a confronto bulli e bullizzato, carnefici e vittime sullo stesso piano. Al centro, il mediatore dovrà essere una figura pronta ad affrontare qualsiasi tipo di evoluzione della mediazione. Egli non vive mai il conflitto come qualcosa di negativo da eliminare, ma sempre come opportunità di crescita ed arricchimento: in pratica il conflitto viene trasformato attraverso un lavoro collettivo (in classe o in qualsiasi altra struttura) che tragga linfa dalle possibilità creative di tutti gli allievi e degli stessi insegnanti. In questo modo, dunque si previene la violenza futura e si mette l’accento su una corretta comunicazione, proprio al fine di neutralizzare il conflitto.

L’istituto della mediazione, in questi casi, può risultare una pronta risposta da parte delle istituzioni ad un problema, ed un notevole conforto per chi subisce violenza, dal momento che quest’ultimo non è più isolato ma protagonista di un lavoro collettivo. La mediazione scolastica perciò, in tali contesti educa all’ascolto dei propri sentimenti e di quelli altrui, al rendersi conto delle proprie responsabilità nei confronti della società e a diventare più autonomi ed indipendenti, rispettando persone e cose. Da evidenziare, inoltre, che il mediatore scolastico non si approccia esclusivamente ai ragazzi “difficili”, ma anche agli educatori e, in generale, a tutta la comunità scolastica ed educativa, cercando di formare tutti verso l’adozione di una corretta strategia di mediazione. Se, infine, i mediatori scolastici sono davvero capaci (il che non significa essere sempre condiscendenti con i minori ma saper pronunciare anche decisi “no”) essi possono anche consentire di evitare un processo giuridico.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano