16/02/2016

Quando ci si trova nella circostanza di una mediazione non riuscita, se una delle parti coinvolte in essa dichiara espressamente il rifiuto di proseguire il mediatore è obbligato a verbalizzare tale intenzione, aggiungendone le motivazioni. È quanto è stato deciso dal Tribunale di Roma (Giudice Massimo Moriconi) con l’ordinanza XIII dello scorso 25 gennaio, che ha lo scopo di fare chiarezza nei passaggi attinenti alla verbalizzazione della prima seduta di mediazione.

La verbalizzazione del rifiuto deve però essere effettuata soltanto se quest’ultimo viene espressamente richiesto dalla parte. In caso contrario il mediatore dovrà esimersi dal chiedere i motivi di tale comportamento, anche se il rifiuto immotivato a procedere è ormai diffusamente ritenuto, nella giurisprudenza, un comportamento non apprezzabile, considerato alla stregua di una mancata partecipazione alla mediazione.

Per quanto riguarda la privacy e la normativa ad essa legata, occorre precisare che essa non interviene se una delle parti stesse autorizza esplicitamente il mediatore a verbalizzare i motivi del proprio rifiuto. Ciò perché l’obbligo di riservatezza viene riservato “al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione, vale a dire al merito della lite” e non alle modalità di partecipazione e di svolgimento, per le quali “va predicata la assoluta liceità della verbalizzazione e dell’utilizzo da parte di chicchessia”.

Un altro passo avanti, dunque, nella definizione del ruolo del mediatore, figura che si rivela sempre più importante ed a cui vengono richieste sempre di più un’alta specializzazione ed una profonda preparazione.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano