07/12/2017

Il mediatore sociale tende alla valorizzazione della coesistenza e del riconoscimento delle differenze assolute nel nome di un confronto che non ammette compromessi, nascondimenti, deleghe, bensì una costante legittimazione della volontà degli individui e dei gruppi di venire fuori dall’anonimato ed esigere il riconoscimento e il rispetto reciproco. Terzo fra le parti, il mediatore è imparziale, schivo da pregiudizi negativi o positivi; pur riconoscendosi egli stesso figlio della sua cultura di appartenenza, aiuta le parti a ordinare e rendere comprensibile la complessità propria di una società cosiddetta policentrica.

Il mediatore sociale aiuta le soggettività, singole e collettive, a cercare in profondità le radici della diversità che sono dentro le identità tanto individuali quanto di gruppo. Egli, quindi, sollecita a definire le identità, non a renderle aleatorie, confuse; un mediatore sa bene che le identità definiscono le differenze e che l’apprendimento avviene per differenza non per sovrapposizione né, tanto meno, per omologazione. Il mediatore, equamente, consente e stimola tutte le parti ad assumere e sviluppare la titolarità della propria soggettività e dell’espressione di essa, favorendo la gestione del conflitto, che è possibile soltanto attraverso l’accettazione della sfida del cambiamento e, quindi, dell’apprendimento alla convivenza delle reciproche differenze.

Il mediatore sociale gestisce il conflitto per far emergere le risorse positive latenti; non lo teme perché sa che è fisiologico, che appartiene alla spinta evolutiva dei sistemi, ed è fondamentale per affrontare le trasformazioni, che rappresentano invece la vera coerenza del sistema a cui appartengono. E questo è esattamente il vero problema: fare scoprire la coerenza come istanza metodologica evolutiva di ogni sistema vivente umano e non come principio di volta in volta morale, comportamentale, contenutistico: un’evoluzione che comporta inevitabilmente la scoperta dell’interdipendenza. In questo senso, l’attività del mediatore sociale è proprio quella di far emergere l’autonomia dei soggetti dall’interno della scoperta della loro interdipendenza, in ciò favorendo la possibilità della scelta.

A cura del responsabile scientifico di Concilia Lex S.p.A., avvocato Pietro Elia