19/05/2016

In questi ultimi anni la Mediazione familiare sembra aver assunto un approccio più focalizzato sulla persona, grazie anche a degli studi che provano come la riuscita personale di un individuo, intesa non solo come lo stare in salute (fisicamente e psicologicamente) ma anche con il possedere una buona qualità della vita ed ottime relazioni, è influenzata per più del 50% dalla cosiddetta intelligenza emotiva, cioè da tutte le caratteristiche socio/emotive possedute da ognuno di noi. Proprio per questo i modelli di interrelazione basati sull’intelligenza emotiva vengono sempre più utilizzati dai mediatori familiari, soprattutto quando hanno a che fare con l’universo dei minori.

Non solo. La “misurazione”, diciamo così, del proprio livello di intelligenza emotiva consente al mediatore anche di conoscersi meglio ed interpretare ancor più profondamente il proprio livello relazionale, con la possibilità di migliorare la gestione di una mediazione. Uno dei modelli di adozione di intelligenza emotiva è stato sostenuto da “Six Seconds” (network globale di studiosi ed esperti di neuroscienze da tutto il mondo) applicato in campi come counseling, sociologia, mediazione, avvocatura.



Questo modello si basa su tre competenze che ruotano tutte intorno al sé: 1) Competenza della consapevolezza di cosa si è realmente e cosa si fa; 2) Competenza della gestione del fare: agire solo quando si è convinti; 3) Competenza del raggiungere gli obiettivi mettendo in pratica la propria visione di vita. Si tratta, in effetti, di un percorso, che partendo dalla conoscenza dei propri punti di forza e di debolezza, mostra come agire al meglio, portando questo miglioramento anche nella professione di mediatore. A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano