26/05/2016

Tra i molteplici approcci che si possono avere verso la mediazione, oltre all’approccio psicoanalitico e a quello che si basa sull’intelligenza emotiva, non si può non annoverare quello della mediazione umanistica, sperimentato da Jacqueline Morineau, mediatrice di fama internazionale, ricercatrice al British Museum di Londra e direttrice del CMFM, Centre de Médiation et de Formation à la Médiation di Parigi, che già nel 1984 aveva ricevuto l’incarico di portare avanti il primo esperimento di Mediazione Penale in assoluto per la procura del tribunale di Parigi. Attualmente il CMFM di Parigi ha all’attivo oltre 7000 mediazioni in campo penale, sociale, familiare, scolastico.

Ma come funziona il modello Morineau di mediazione umanistica? Esso, in generale, può essere valido per affrontare qualsiasi tipologia di mediazione, ma trova particolare applicazione nei campi della Mediazione familiare, penale, penale minorile, scolastica e culturale. La Morineau, facendo tesoro dei suoi studi da archeologa, mette in atto un parallelo tra la mediazione e la struttura della drammaturgia greca dell’antichità classica: come nel dramma greco troviamo così le fasi di theoria, crisis e catharsis.

La prima fase consiste nell’assistere semplicemente alla scena, e nell’esposizione del vissuto: in pratica il soggetto che va in mediazione sarà ascoltato senza essere giudicato. La seconda fase, quella della crisis, consiste nella messa in discussione di tutto il mondo interiore della persona, percorso che porterà inevitabilmente al cambiamento. L’ultima fase, infine, vede protagonisti l’incontro e la conciliazione, con il mediatore che acquista un’importanza enorme.

Egli infatti si comporta sia da pubblico spettatore, che capisce i fatti dall’esposizione, e sia da coro greco, che all’epoca interrogava gli attori, ma li spingeva anche a superare la situazione di conflitto. Per Morineau, dunque, e questo tipo di modello, il mediatore deve essere uno specchio, poiché accoglie e riflette le emozioni, ma dovrà utilizzare il silenzio, al fine di creare un contenitore proprio per queste emozioni ed essere umile, nel senso di non dare giudizio e non assumere alcun tipo di comportamento. Dovrà però, poi, porre delle domande, per aprire un varco verso la soluzione del conflitto.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano