27/06/2017

Quando ci si trova di fronte a coppie separate che non sono capaci di assestarsi in un equilibrio ed un accordo tra di loro su come portare avanti l’educazione dei figli stessi e come gestire il tempo insieme si può ricorrere ad un percorso specifico della mediazione familiare, che è quello della cosiddetta “coordinazione genitoriale”.

Sperimentata con successo già da molti anni nei Paesi Anglosassoni (in particolare negli Stati Uniti), lavora soprattutto sui figli. In pratica il coordinatore genitoriale (chiamato anche Parent Coordinator) è un mediatore familiare (o anche altra figura specialistica come un avvocato, uno psicologo, un assistente sociale) che approfondisce queste competenze e le utilizza per sciogliere conflitti particolarmente duri. Nei Paesi in cui la coordinazione genitoriale è assunta come vero e proprio strumento all’interno della mediazione, la procedura viene invitata dal Giudice.

In Italia una sperimentazione su questo tipo di interventi la si può trovare nel Tribunale di Roma, per ora, ma non si esclude che l’esperienza si possa ampliare, vista anche la crescente fiducia che negli ultimi anni il nostro Paese sta dimostrando nei confronti delle soluzioni stragiudiziali, prime fra tutte Mediazione familiare e coniugale. A questo proposito i numeri parlano, almeno nelle grandi città, di un incremento di circa 20-30% di coppie che utilizzano la mediazione familiare per le separazioni (che in Italia, lo ricordiamo, ammontano a circa 90 mila all’anno a fronte di 189 mila matrimoni in media).

La coordinazione genitoriale potrebbe quindi dimostrarsi uno strumento in più per raggiungere l’obiettivo di incremento dell’utilizzo di Adr. Il condizionale è d’obbligo. Quello che è certo è che, con metodo e obiettivi precisi, la fase di rodaggio dovrà essere superata, anche grazie alle competenze e ad eccezionali caratteristiche di mediatori familiari sempre più formati e preparati.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano