11/05/2017

Avanzare una proposta di conciliazione che però non veda l'accordo di entrambe le parti, anche se non priva la parte istante di alcun diritto ed interesse, appare comunque una forzatura, in quanto priva della sua vera natura il procedimento di mediazione, che vede nella presenza delle parti il centro. Questo perché gli attori principali di una mediazione sono proprio le due parti (istante e convenuta). Non meno importante è però, la figura del mediatore, che deve comportarsi da colui che accoglie, che ascolta ed alla fine guida.

Jacqueline Morineau, una delle maggiori esperte di mediazione al mondo, soprattutto nell'ambito familiare, ritiene che tra le virtù del mediatore debbano esserci: il silenzio per accogliere nel modo migliore le parti che gli sono di fronte; l'umiltà per incontrare le parti senza giudicarle e la volontà deliberata di non fare nulla, per lasciare alle parti la capacità di essere; l'interrogare, che obbliga le parti a confrontarsi con le proprie ambiguità.

Il mediatore, quindi, deve essere una sorta di specchio. Egli infatti, seguendo l'analogia con l'antico teatro greco peculiare per la Morineau, si comporta sia da pubblico spettatore, che capisce i fatti dall’esposizione, e sia da coro, che all’epoca interrogava gli attori, ma li spingeva anche a superare la situazione di conflitto. Per Morineau, dunque, e questo tipo di modello, il mediatore deve essere uno specchio, poiché accoglie e riflette le emozioni, ma dovrà utilizzare il silenzio, al fine di creare un contenitore proprio per queste emozioni ed essere umile, nel senso di non dare giudizio e non assumere alcun tipo di comportamento. Dovrà però, poi, porre delle domande, per aprire un varco verso la soluzione del conflitto.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano