04/07/2017

Che la cultura della mediazione faccia fatica ad assestarsi e, anzi, a prendere piede all’interno del concetto di giustizia italiana è purtroppo un fatto risaputo. Tuttavia l’adozione della Mediazione familiare potrebbe rappresentare la soluzione agli sfasci a cui sempre di più si assiste in alcune delle famiglie italiane alle prese con separazioni e divorzi. In Italia, in particolare, permane la tendenza ad adottare misure automatiche in favore della madre. Eppure proprio questo modo di pensare, questo “pregiudizio” se così vogliamo definirlo, è costata nel 2013 al nostro Paese una condanna dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Che va ad aggiungersi alle restanti 9 accumulate negli ultimi sei anni per violazione del diritto alla bigenitorialità.

Nel caso di separazione e divorzio si sta però cercando di rendere le procedure processuali più semplici ed agevoli, con l’accelerazione del divorzio un paio di anni fa e la possibilità (istituita nel 2014) di potersi separare direttamente in Comune anche solo assistiti dal proprio legale. Ciò però ha condotto al paradosso dell’adozione di una mentalità, da parte dei coniugi e dei genitori italiani, assolutamente priva di responsabilità, che lascia volentieri le decisioni in mano ai giudici, abdicando progressivamente alla funzione genitoriale.

Il fenomeno, secondo noi di Giustizia Mite, dovrebbe essere arginato. Un primo passo è stato effettuato dalla «sentenza Grilli», emessa dalla Corte di Cassazione, secondo la quale nel determinare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge non si deve più tener conto del «tenore di vita» goduto durante il matrimonio. Ma è ancora troppo poco. La soluzione, a nostro avviso, passa soprattutto dalla diffusione della cultura della mediazione, che ancora stenta, purtroppo ad affermarsi.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano