03/11/2016

Il procedimento di Mediazione familiare non va visto, come a volte accade, come un solo blocco di azioni. Esso va piuttosto, invece, considerato come organizzato in fasi, ognuna con le sue particolari caratteristiche, con lo scopo di arrivare ad una vera e propria “costruzione” di una nuova consapevolezza delle persone che costituiscono una coppia o una famiglia. Ecco quali sono le più importanti fasi di una mediazione familiare, secondo i più usuali modelli applicati.

La prima fase è più che altro di conoscenza: il mediatore prende contatto con la coppia, i suoi problemi e le sue modalità di interazione. Vengono analizzati anche gli influssi del carattere sulla relazione e delle famiglie di origine sulla personalità. Durante la seconda fase, invece, si scava nella personalità dei singoli componenti della coppia/famiglia e nei problemi e nelle paure maturate nell’arco della convivenza. Si tratta della cosiddetta “pre-mediazione”, e cioè della preparazione del lavoro.

Con la terza fase si entra nel vivo della mediazione: con l’aiuto del mediatore i componenti della coppia/famiglia cercano i presupposti per raggiungere un accordo fino alla messa a punto dell’atto negoziale (il cosiddetto “progetto di intenti”). La coppia viene sciolta ma allo stesso tempo si rende conto, quando si tratta di genitori, che quest’ultimo ruolo resta inossidabile ed è per sempre. Si programmano, dunque, le azioni per la gestione del rapporto dei genitori verso i figli, soprattutto se minori.

La quarta ed ultima fase prevede, infine, le ultime battute della mediazione familiare, con i membri della ex coppia che hanno acquisito piena consapevolezza del loro ruolo di genitori, a prescindere dal nucleo originario, e che, da ora in poi, si impegnano a proseguire in totale indipendenza nella loro capacità di comunicare, per il bene ed il futuro dei figli.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano