25/04/2017

Qual è oggi l'approccio della comunità civile verso i crimini commessi da minori? C'è ancora bisogno del carcere minorile o forse è necessario pensare ad altre soluzioni? Il dibattito è ancora aperto, ma resta un dato: negli ultimi anni il ricorso alla mediazione penale, anche all'interno di strutture pensate per “correggere” minori, è aumentato. Ciò è tanto più interessante se si pensa che in questa fascia d'età i reati commessi non sono quelli molto gravi come l'omicidio, ma si parla soprattutto di furti, rapine o altri illeciti contro il patrimonio (ultimi dati Istat).

In questi casi l'applicazione della Mediazione penale minorile può aiutare moltissimo i ragazzi “deviati”. In alcune carceri in Italia già si procede con alcune tecniche, come l’educazione all’empatia. In tal senso la mediazione penale per i minori serve a far incontrare chi ha subìto il reato con chi lo ha commesso, ricalcando tutti i sentimenti che nelle due persone protagoniste si verificano (ostilità, sensi di colpa, paura, risentimento etc.).

Ricordiamo che la mediazione penale minorile ha come principio di attuazione quello della “minima offensività del processo” ovvero quello di ridurre al minimo gli interventi giudiziari tutelando i minorenni entrati nel circuito penale. L’obiettivo della mediazione è quello di consentire al minore di sviluppare maggiore consapevolezza in ordine ai propri comportamenti, avendo di conseguenza una ricaduta positiva sia sulla sua maturazione che sulle relazioni sociali che lo coinvolgono. La mediazione può dirsi conclusa con successo, quando si raggiunge una visione nuova del fatto che, diventa condizione fondamentale per la ricerca di un accordo che faccia superare il conflitto iniziale.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano