07/07/2015

La mediazione sociale è un metodo di lavoro sociale che favorisce la creazione e al contempo la riparazione dei legami sociali: offre uno spazio di accoglienza alle situazioni di microconflittualità urbana provocata dalle diversità di appartenenza professionale, culturale, generazionale e razziale. Ha la capacità di stimolare l’ assunzione di responsabilità dei cittadini e delle realtà locali nella gestione delle tematiche conflittuali e delle criticità del territorio.
Per meglio comprendere la mediazione sociale, ci affidiamo alle parole del Prof. Paolo Salvatore Nicosia, padre delle ADR in Italia:
“La mediazione sociale può essere una risposta al sentimento di insicurezza che si sta diffondendo tra le persone e che trova le sue ragioni nell’ insistenza di episodi di criminalità diffusa e nel disordine sociale e fisico che interessa molte città e quartieri, costituendo al tempo stesso una forma di prevenzione per gli episodi di criminalità che derivano da una conflittualità mal gestita, nella famiglia, nella scuola e nella società. Stiamo parlando dei cosiddetti conflitti di seconda generazione, quelli cioè del vicinato, di quartiere, familiari, interculturali che necessitano di una riparazione, possibilmente non vendicativa da parte della vittima, ma che vada nel senso di una giustizia riparativa e che porti ad una evoluzione del colpevole, ridondando, al contempo, fiducia e soddisfazione alla vittima.”
Il Prof. Nicosia ribadisce inoltre che “la mediazione sociale è una pratica che esige lo sforzo di tutte le parti in causa e, quindi, è un percorso bilaterale o plurilaterale che suppone la possibilità del cambiamento fra le parti attrici: la finalità è quella di darsi regole condivise, condizione necessaria per concreti accordi e un vivere collettivo costruttivo”.

Continua poi spostando l’ attenzione sulla figura stessa del mediatore: Il mediatore sociale tende alla valorizzazione della coesistenza e del riconoscimento delle differenze assolute nel nome di un confronto che non ammette compromessi, nascondimenti, deleghe, bensì una costante legittimazione della volontà degli individui e dei gruppi di venire fuori dall’ anonimato ed esigere il riconoscimento ed il rispetto reciproco. Il mediatore aiuta le soggettività, singole e collettive, a cercare in profondità le radici della diversità che sono dentro le identità tanto individuali quanto di gruppo. Egli quindi sollecita a definire le identità non a renderle aleatorie e confuse.”
E conclude dicendo: “la mediazione sociale, quindi, partendo proprio dalla definizione delle rispettive posizioni, consente a soggetti e a gruppi di individuare, diventandone consapevoli, le molteplici interdipendenze che li vincolano, portandoli anche a prendere atto dei conflitti latenti o palesi; nello stesso tempo accresce il grado di autonomia, facendo scoprire in ciò la possibilità di definire la scelta, cioè il cambiamento e l’ evoluzione delle regole comuni di convivenza pacifica.”
A cura dell' Addetto Stampa Giustizia Mite