05/09/2017

La separazione in casa non è omologabile all’accordo di separazione tradizionale. Lo stabilisce con certezza il Tribunale di Como con un’ordinanza emessa lo scorso 6 giugno, a seguito della richiesta di una coppia che desiderava equiparare la “convivenza forzata per ragioni economiche” ad una separazione effettiva.

Il punto fondamentale della decisione presa dal foro comasco verte sul fatto che ”l'accordo dei coniugi è elemento fondante delle condizioni di separazione, avente natura negoziale, e il decreto di omologa ha lo scopo di controllarne la compatibilità rispetto alle norme cogenti e ai principi di ordine pubblico, nonché, in presenza di figli minori, ovvero maggiorenni non autosufficienti economicamente, di compiere una pregnante indagine circa la conformità delle condizioni relative ad affidamento e mantenimento allo interesse degli stessi (cfr. Cass. 9287/97, 2602/13” .

Nel caso specifico l'accordo delle parti non può essere omologato a causa delle condizioni relative alla gestione della casa familiare, in particolare laddove si stabilisce che i coniugi continuino a convivere a tempo indeterminato "separati in casa" sino a quando le condizioni economiche familiari non consentiranno di reperire una diversa soluzione abitativa. Secondo i giudici, le finalità solidaristiche precisate dall'avvocato dei ricorrenti nel giustificare tale situazione (preservare le risorse economiche familiari, agevolare gli studi del figlio e garantire alla moglie eventuale assistenza personale a causa di non precisati problemi di salute), potrebbero benissimo essere perseguite anche da "separati".

La scelta di un particolare stile di vita, insomma, non deve confondersi con le decisioni legali di un tribunale. L’ordinamento giuridico, pertanto, non può dare riconoscimento a questo tipo di separazione, dal momento che la “tollerabilità” tra i due coniugi risulta tale da poter condividere una convivenza. Tutto ciò, perciò, si pone in contrasto con tutti i princìpi che sono alla base della normativa in materia familiare.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite dott.ssa Jenny Giordano