16/02/2017

Oggi è sotto gli occhi di tutti il cambiamento che l’istituzione della famiglia sta assumendo: lo testimonia non solo l’incremento delle coppie di fatto con conseguente calo dei matrimoni, ma anche la nascita del “pendolarismo familiare” e delle cosiddette “famiglie allargate”. Ciò determina frequenti rotture delle coppie, anche in presenza di minori, e conoscenza di nuove persone, con il rischio che anche i rapporti affettivi, così come quelli lavorativi, si trasformino sotto l’insegna della precarietà.

Come fare allora per aiutare soprattutto i bambini a ricostruire una geometria degli affetti? In questi casi la Mediazione familiare costituisce un valido aiuto perché, lontana dal focalizzare l’attenzione sui genitori con una volontà di ricostruire il rapporto, si focalizza sui bambini cercando di ammortizzare il trauma della separazione. Allo stesso tempo si rivolge alle coppie in procinto di separarsi con l’intento di far loro vivere un nuovo tipo di genitorialità.

Volendo dare delle tracce sulla normativa diremo che la mediazione familiare si basa sul preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (articolo 3, paragrafo 1 Convenzione), dove il minore deve essere al centro dell’attenzione. In questo senso occorre porre attenzione anche alla parola “interesse”, che, proveniente dal latino, sta a significare “essere in mezzo”, che è un po’ il principio della mediazione (si veda, in proposito, l’esplicativo articolo di Margherita Marzario su filodiritto.com) e che è alla base dell’art. 143 del codice civile, non a caso letto durante la celebrazione del matrimonio.

L’Associazione Giustizia Mite conosce benissimo queste problematiche e sa perfettamente quanto è importante il ruolo della mediazione familiare per i minori. Ecco perché organizza, per il prossimo 28 aprile, un corso di alta formazione in mediazione familiare nella sede di Napoli della durata di 14 mesi. Il corso è accreditato Brain Med.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano