23/08/2016

Pena detentiva per il genitore che omette di mantenere il figlio minorenne attraverso somme di denaro o venendo meno agli obblighi di natura economica. Potrebbe sembrare una sorta di dietrofront da parte della Suprema Corte, avvenuto attraverso la sentenza n. 34379/16, pubblicata il 4 agosto scorso dalla seconda sezione penale. Non molto tempo fa, infatti, la stessa Corte si era espressa (con la sentenza n. 33700) in termini completamente diversi, preferendo optare per multe o pagamenti di sanzioni pecuniarie piuttosto che per il carcere. In realtà la sentenza dei primi di agosto segue quanto stabilito dall’art. 570 del codice penale. Ma andiamo con ordine.

Il caso in oggetto aveva come protagonista un padre che “per un periodo non breve” aveva continuato a non versare ai tre figli l’assegno di mantenimento mensile di circa 800 euro (799 euro, per la precisione). A ciò si aggiungeva il fatto di non aver contribuito neanche con altri mezzi al mantenimento dei figli, né l’aver addotto giustificazioni di tipo economico (stato di difficoltà finanziaria, indigenza, etc.). Queste ultime, comunque, non avevano ragione di esistere in quanto delle prove acquisite dimostravano l’esistenza di un reddito per l’uomo non certo sotto la soglia di povertà.

Occorre ricordare qui che l’omissione del mantenimento può essere un reato penale, ma soltanto se risponde a determinati requisiti, in particolare nei casi di rapporti tra genitori e figli. Il sopra citato art. 570 del codice penale (“Violazione degli obblighi di assistenza familiare”) recita infatti così: “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa. Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma […]”.

Per cui si può concludere che non c’è reato se si prefigura solo il mancato pagamento di un assegno, bensì quando si vengono a creare presupposti, come nel caso descritto, di mancamento dei mezzi di sussistenza ai figli.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano