22/11/2013

Giustizia Mite offre ai papà separati importanti direttive per migliorare il futuro loro e, soprattutto, dei loro figli. O meglio, ci pensa il «Manuale del papà separato», scritto da Maurizio Quilici, giornalista professionista e fondatore nel 1988 dell’Istituto di studi sulla paternità. Stiamo parlando, infatti di un volume che, presentato nella magnifica cornice di Firenze, si presenta come uno spartiacque tra il versante giuridico e, soprattutto, la componente psico-pedagogica. In questo modo sarà possibile offrire il giusto supporto a tutti quei padri che, in difficoltà, affrontano una difficile separazione.
Non appare difficile comprendere come mai i padri siano molto più sensibili e vicini alle carenze dei propri figli. L’importanza dell’affidamento è basilare. Per quanto concerne i bambini, poi, quest’ultimi sono costretti a confrontarsi quotidianamente con il feroce senso di colpa e di fallimento che attanaglia i genitori. Questo terribile peso, anche se affrontato con la consapevolezza di essere uomo, va a gravare sempre sulle spalle del coniuge che se ne va e resta senza figli. Colui che, in pratica, li vede soltanto nei week-end e che, ormai, trova insuperabili difficoltà nel riallacciare i rapporti.

Ovviamente, neanche a dirlo, il libro scritto da Maurizio Quilici è principalmente dedicato ai papà ma non sarebbe affatto una cattiva idea se lo leggessero anche le mamme. Quest’opera, senza ombra di dubbio, rappresenta uno strumento ottimo per razionalizzare i fenomeni improvvisi che travolgono i genitori che divorziano. E riesce, con le sue pagine, a fare velocemente il punto con un minimo di neutralità.
Maurizio Quilici, nella sua opera, scrive:
«Non più chiusi in una corazza, i padri sanno esternare dolcezza e tenerezza, sanno manifestare i propri slanci senza timore, per questo, di perdere in virilità».
Parole sacrosante che, con un po’ di fortuna e audacia, sapranno far germogliare nell’animo umano un pizzico di fiducia in più nel valore paterno.

A cura di Vinicio Marchetti, Addetto Stampa GIUSTIZIA MITE