12/07/2016

Buone notizie per i mediatori culturali o interculturali: la loro figura, infatti, è sempre più richiesta dal mondo del lavoro. Sebbene la stretta sulle spese per il sociale continui ad essere forte, esistono però delle “isole felici” che si stanno ritagliando uno spazio vitale, ed una di queste è proprio quella della mediazione culturale. Del resto viviamo in tempi in cui il fenomeno dell’immigrazione è davvero diventato prioritario, dal punto di vista dei numeri e dei problemi che esso comporta, quindi ricorrere ad un mediatore culturale, inteso come figura professionale preparata e che conosce il problema che va ad affrontare, può davvero fare la differenza.

Quello che perciò diventa cruciale in questo settore, che potrà servire a distinguere un dilettante da un professionista è la formazione specifica e mirata. ll Corso di alta formazione in mediazione religiosa-culturale dell’associazione Giustizia Mite (presto saranno pronte le nuove date per il ciclo 2016/17) ha come obiettivo quello di formare una figura professionale, professionista della comunicazione interpersonale, che si comporti da ponte tra civiltà diverse in grado di acquisire competenze per interagire in modo efficace e facilitare con gli immigrati e i membri delle minoranze etniche nell’accedere anche ai servizi pubblici. Il corso è rivolto in generale a diplomati, laureati, insegnanti.

Si formerà, dunque, una figura professionale richiesta soprattutto in contesti come quelli delle istituzioni educative (scuole, associazioni); quelli sanitari come gli ospedali e i servizi sociali; quelli, infine, giudiziari come gli istituti di pena e i tribunali e quelle amministrative. Per quanto riguarda gli sbocchi lavorativi un mediatore interculturale potrà cercare o inoltrare il proprio curriculum presso strutture, sia pubbliche che del settore no profit, che offrono servizi per immigrati, nonché presso servizi pubblici generali, presso uffici stranieri delle principali città, ma anche nelle scuole per favorire l'integrazione dei bambini immigrati, nei servizi sanitari, nei commissariati di polizia, nei tribunali, nelle carceri, negli uffici pubblici e anche nei sindacati e nelle associazioni di categoria.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano