02/03/2017

Molte volte nei nostri articoli abbiamo visto come la chiusura di un matrimonio provoca sempre un certo tipo di sofferenza in tutti i membri del nucleo familiare, nessuno escluso. Gestire una rottura del genere richiede un'altissima capacità di maturità da parte di entrambi, che se viene a mancare può provocare dei veri e propri danni non solo negli ex coniugi ma anche nei figli della coppia.

In questi casi, Giustizia Mite, come associazione che si occupa di mediazione familiare, consiglia di rivolgersi ad un mediatore familiare che potrà aiutare il nucleo familiare a non andare in pezzi ma a gestire il conflitto in maniera costruttiva, fino ad arrivare a soluzioni condivise, soprattutto a vantaggio dei minori coinvolti. Di famiglie con problemi si occupano però anche gli assistenti sociali. Quali sono le differenze tra le due figure? Sicuramente le prime differenze consistono negli strumenti tecnici e nei ruoli molto diversi, mentre gli obiettivi perseguiti ed i princìpi con i quali vengono perseguiti spesso sono in comune.

Del resto, una definizione di Mediazione Familiare, per capire meglio come si colloca tale disciplina all'interno delle discipline sociali, la si può anche trovare nell'art.1 della Raccomandazione 1639 (2003) del 25 novembre 2003 del Consiglio d’Europa. La definizione in questo caso è quella di ”Un procedimento di costruzione e di gestione della vita tra i membri d’una famiglia alla presenza d’un terzo indipendente ed imparziale chiamato mediatore […] con l’obiettivo di giungere ad una conclusione accettabile per i due soggetti senza discutere in termini di colpa o di responsabilità. L’accordo raggiunto è ritenuto idoneo ad una pacificazione e ad un miglioramento duraturi della relazione tra i coniugi” .

Dunque gli scopi della Mediazione familiare e del Servizio Sociale sono comuni. La prima opera solo all’interno del conflitto familiare, mentre il servizio sociale si estende a tutti i campi in cui i contesti sociali risultano qualitativamente carenti. Gli obiettivi di entrambi vanno perciò inquadrati nel promuovere lo stare bene non solo della famiglia, ma dell’intero corpo sociale.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano