03/02/2014

Quando scende in campo la mediazione delegata è possibile sfruttarne le capacità anche in appello. Lo afferma un provvedimento del tribunale di Milano. Questo è il primo precedente giurisprudenziale che applica le nuove regole nate dal ben noto “Decreto del fare”. Questa arriva dal desiderio del tribunale di motivare largamente l’opportunità della scelta. Tutto questo sulla base dell’ampio margine di possibilità di risolvere benevolmente il conflitto.

Il messaggio principale in essere riguarda un credito contestato nel suo ammontare proveniente dall’assegno divorzile di mantenimento: si discute quindi sull’ ammissibilità della nuova mediazione delegata in materia familiare, ritenendola comunque possibile. Si controverte in materia di diritti patrimoniali e la mediazione endoprocessuale non può essere circoscritta alle singole materie per le quali è prevista, dal legislatore. Stando all’idea dell’orientamento del Tribunale, affinché si possa proseguire verso una giusta conciliazione, occorre rivolgersi a un organismo di mediazione, anche nel corso del grado di appello, a patto che questo avvenga prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni.
Inoltre, ancora, la mediazione sarebbe in grado di riconciliare le parti su posizioni che, magari, non comprendono neanche la domanda processuale, anche perché verificatesi successivamente. Si verrebbe a configurare, dunque, uno strumento ad ampio raggio rispetto al giudizio davanti al giudice, anche nell’interesse della famiglia richiedente.
Stiamo entrando, dunque, in una nuova era in cui il giudice non può non valorizzare il “pregresso rapporto affettivo” tra gli ex coniugi e, ancora, non possiamo trascurare neanche la loro “capacità di confrontarsi e di accettare soluzioni condivise”.
Giustizia Mite è ben consapevole di questa necessità e, in virtù di quanto detto, mette a disposizione di tutti coloro che vorranno usufruirne, tutti i mezzi necessari affinchè la mediazione faccia il suo corso.

A cura di Vinicio Marchetti Addetto Stampa Giustizia Mite