16/06/2016

Quando ci si trova di fronte ad una coppia in procinto di separazione o già separata, con o senza figli, in corso di Mediazione familiare si può scegliere di adoperare diverse strategie per raggiungere l’obiettivo di mediare tra le parti. Oltre ai diversi modelli che un mediatore familiare può prediligere (mediazione umanistica, mediazione di tipo psicoterapeutico, ispirazione alla teoria delle intelligenze emotive) esistono anche diversi tipi di approccio alle problematiche. Due, secondo le scuole di pensiero più diffuse, sembrerebbero quelli più utilizzati.

Un primo approccio ai problemi coniugali e familiari che vengono portati in mediazione può essere quello di tipo negoziale, più legato alle professioni forensi, secondo il modello americano. In questo approccio il mediatore parte dall’incapacità di comunicare della coppia per arrivare, analizzando i problemi singolarmente ed in maniera razionale, parlando con entrambi i componenti della coppia, cercando metodi di risoluzione che siano soddisfacenti per tutti. Si tratta di un percorso che da alcuni studiosi è stato definito come di “controllo e adattamento”.

Esiste poi un secondo e diverso approccio ai problemi coniugali in mediazione, che è molto legato all’attività di counseling (una consulenza psicologica sovrapponibile ai compiti che spettano ad uno psicologo, una professione con un albo che va distinta, però, dalla psicoterapia) ed è quello della mediazione terapeutica. Secondo questo approccio chi arriva in mediazione dovrà prendere coscienza a poco a poco dei sentimenti, anche negativi, che hanno condotto alla separazione o all’intenzione di arrivare a separarsi. Una volta che è stato effettuato questo step si andrà a lavorare sull’elaborazione di tali stati d’animo, portando, a poco a poco, fino a raggiungere una piena responsabilità delle azioni commesse o che si stanno per commettere.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano