26/04/2016

Una distinzione che porta giovamento alla migliore caratterizzazione della Mediazione familiare è quella tra quest’ultima e le psicoterapie, sia di coppia che familiari, pre e post separazioni. Quanto queste due discipline possono collaborare tra loro? Sono ambiti da tenere rigorosamente separati? Quanto l’una può compenetrarsi con l’altra? Sono interrogativi che oggi ci si pone sempre più spesso tra gli addetti ai lavori.

C’è da mettere però in chiaro che le differenze tra mediazione familiare e psicoterapie esistono e sono tante. In primo luogo, se nella psicoterapia si lavora moltissimo sul tempo dell’elaborazione di un sentimento e sull’approfondimento di quest’ultimo, in mediazione si mira invece a cercare soluzioni concrete, le migliori per la coppia e per i figli, che siano anche velocemente attuabili. Ciò che cambia è, inoltre, la proiezione: dove la psicoterapia tende a guardare al passato, la mediazione familiare è volta verso il futuro della coppia.

Non si può, d’altro canto negare che molti orientamenti della mediazione familiare facciano riferimento alla psicoterapia di coppia: è il caso dei modelli terapeutici, in cui si dà ampio spazio alla sfera emotiva ed affettiva, per raggiungere, da lì, una soluzione. Una cosa è certa: ciò che differenzia definitivamente queste due discipline è proprio l’obiettivo che si vuole raggiungere, che nella mediazione familiare riguarda accordi di tipo concreto all’andamento futuro di un rapporto, mentre nel caso della psicoterapia verte sull’approfondimento psicologico del trauma del divorzio o della separazione.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano