18/02/2016

Fino a pochi anni fa se qualcuno avesse digitato nella stringa di Google dedicata alla ricerca l’espressione “mediazione familiare” avrebbe trovato pochissimi risultati in italiano e molti in inglese. Il motivo stava nel fatto che, pur essendo un istituto giuridico dalla lunga tradizione (negli Stati Uniti risale agli anni ’60), in Italia la Mediazione familiare veniva considerata quasi un’attività poco efficace e professionale. Oggi, per fortuna, le cose sono nettamente cambiate, a dimostrazione del fatto che un laureato in Giurisprudenza, Psicologia, Scienze della formazione e/o dell’educazione, Servizi sociali, Sociologia, etc. può ritenere una specializzazione in questo campo un plus importante per la professione.

Un altro motivo di cambiamento risiede nella percezione delle modalità della mediazione familiare. Se qualche tempo fa, infatti, ad essa veniva associata esclusivamente la gestione dei conflitti all’interno di una coppia (separazioni e divorzi), oggi si sta facendo largo il concetto che la mediazione familiare ha molto a che fare anche con la cosiddetta genitorialità e con il modo di gestirla all’interno di una rottura tra due coniugi.

Si sta capendo, infine, che quella del mediatore familiare è una figura professionale ben precisa, non abbozzata o improvvisata, dal momento che il mediatore familiare detiene il delicatissimo compito di riprogettare le relazioni tra i membri di una stessa famiglia e raggiungere l’obiettivo di risolvere i contrasti verso un nuovo equilibrio.

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A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano