29/03/2016

Il concetto di mediazione familiare, procedura delicata ed importantissima che a volte viene sottovalutata e che spesso non viene inquadrata nella giusta ottica, non è nuovo (anche se può essere considerato come una tendenza giuridica di questi ultimi anni, soprattutto in Italia) ma, anzi, detiene le sue fondamenta nella nostra Costituzione, cosa che è sempre bene ricordare.

Già nell’articolo 1 della Carta Costituzionale, che fu frutto essa stessa di una mediazione su basi sia politiche che sociali, si trovano le basi dell’utilità del procedimento di mediazione, dal momento che si preservano la democrazia, l’istituto della famiglia ed i buoni rapporti tra tutti i suoi componenti. Anche nell’art. 2, che stabilisce come "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", si ravvisano le basi della mediazione familiare, nel principio più profondo di solidarietà.

Ma richiami più specifici possono essere ravvisati negli artt. 29, 30 e 31, in cui protagonisti sono il valore della famiglia, la genitorialità, la funzione educativa, con i conseguenti “compiti” che tali assunti comportano. A ciò si aggiunga tutta la tradizione giurisprudenziale che alla Mediazione familiare è legata, come l’art. 143 cod. civ., agganciato al rito del matrimonio, in cui si nomina esplicitamente “l’interesse della famiglia”, o l’art. 147, che parla di “doveri verso i figli”. Proprio al benessere di questi ultimi mira la mediazione familiare, prescindendo dalla coppia e dalla sua natura. Fondamentale, perciò, si rivela il ruolo del mediatore, che se non adeguatamente formato, rischia di arrecare danni più che apportare benefici.

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A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano