30/08/2016

Se è vero che continua a diminuire in Italia il numero dei matrimoni (nel 2014 ne sono stati celebrati 189.765, 4.300 in meno rispetto al 2013 secondo i dati Istat) è vero anche che si registra un calo di divorzi,dovuto forse ad una maggiore consapevolezza di quello che significa arrivare a rompere un’unione matrimoniale o civile (in termini economici ed affettivi, soprattutto se ci sono figli).

Appare dunque di fondamentale importanza, in caso di crisi tra coniugi, porsi moltissime domande prima di arrivare a prendere una decisione, e considerare anche le strade alternative alla separazione. Una di queste, dopo aver cercato di instaurare un dialogo con il marito o la moglie, tentando di dipanare le tensioni, e magari anche insieme alla consultazione di un avvocato, è quella della mediazione familiare, strada che può aiutare a trasformare i sentimenti di risentimento e di astio in comprensione.

Tale scelta si rivela vincente soprattutto nei casi in cui i coniugi sono anche genitori, e non dovranno, quindi, pensare solo a loro stessi, ma cercare di trovare soluzioni per i figli. La Mediazione familiare consente, infatti, di mantenere intatta la co-genitorialità, lavorando tanto sui rapporti tra i due coniugi quanto su quelli di questi ultimi con i ragazzi (minori). Il mediatore, dunque, parte terza ed imparziale, potrebbe rivelarsi come uno “strumento” utilissimo per favorire collaborazione e comunicazione. Il mediatore che opera nel contesto della mediazione familiare e coniugale (ma in generale chiunque si avvicini alla mediazione di qualsiasi tipo) deve però possedere le cosiddette “competenze emotive”. Queste ultime, oltre ad implicare caratteristiche di empatia con le parti, sono utili a portare fuori tutte le emozioni controverse di una coppia in procinto di separarsi, per favorire le condizioni di un accordo.

Per sapere tutto su come l’Associazione Giustizia Mite si approccia alla mediazione familiare, leggi qui.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano