06/07/2017

Il processo penale minorile ha subìto in questi ultimi 25 anni moltissimi cambiamenti e trasformazioni, tra cui una delle più importanti è senz’altro quella della sospensione del processo con messa alla prova (art. 28 d.P.R 22 settembre 1988 n.488). Nell’ordinamento italiano, infatti, solo quest’ultima permette l’applicazione (prima o durante il processo) della Mediazione penale minorile insieme con la cosiddetta “restorativa justice”. Ciò non accade, invece, negli altri Paesi europei, in cui la mediazione penale può contare su molti altri ambiti di applicazione.

Ricordiamo che la mediazione penale minorile ha come principio di attuazione quello della “minima offensività del processo” ovvero quello di ridurre al minimo gli interventi giudiziari tutelando i minorenni entrati nel circuito penale. L’obiettivo della mediazione è quello di consentire al minore di sviluppare maggiore consapevolezza in ordine ai propri comportamenti, avendo di conseguenza una ricaduta positiva sia sulla sua maturazione che sulle relazioni sociali che lo coinvolgono. La mediazione può dirsi conclusa con successo, perciò, quando si raggiunge una visione nuova del fatto che, diventa condizione fondamentale per la ricerca di un accordo che faccia superare il conflitto iniziale.

In un contesto simile la messa alla prova (che può essere applicata a qualsiasi tipo di reato, anche molto grave e che può durare al massimo tre anni), all’interno della sospensione del processo, permette al giudice di dare fiducia al minore chiedendogli come controazione l’impegno a partecipare a programmi per la ri-socializzazione e la rieducazione e di incoraggiare proprio la mediazione penale allo scopo di perseguire anche una completa riabilitazione nella società (art. 9, 27 e 28, comma 2 d.P.R. 448/88).

Gli articoli del d.P.R. ora citati prevedono anche la tempistica per la conciliazione/ mediazione penale minorile, sia in fase pre-processuale che in fase processuale. La prima è quella che si svolge in maniera più frequente all’interno dei tribunali e che i giudici di solito prediligono. In fase processuale, invece, il giudice decide per la mediazione penale minorile quando il minore viene affidato ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano