24/04/2014

Recenti ricerche condotte in Italia, hanno rilevato come il bullismo sia molto più diffuso in Italia che in altre città europee e di quanto il fenomeno sia in graduale aumento, soprattutto nel passaggio dalla scuola elementare alla scuola media.
Un esempio lampante di ciò è quanto accaduto ad un adolescente di Benevento: subiva le minacce e le vessazioni di alcuni coetanei che, per costringerlo a consegnare loro oggetti d’ oro, non hanno esitato a spegnerli una sigaretta sul viso.
Fronteggiare questi allarmanti segnali è compito primario della scuola, dove è necessario gettare le basi per un graduale e progressivo cambiamento delle situazioni di disagio e violenza giovanile. E in quest’ ottica che si inserisce la mediazione scolastica: potrebbe rilevarsi estremamente proficuo intraprendere un processo di recupero dei processi relazionali in grado di far conciliare i percorsi didattici tradizionali con strumenti di formazione innovativi.
Diffondere la mediazione nelle scuole,un progetto ampiamente sostenuto da Giustizia Mite, significherebbe usare il conflitto come educazione alla crescita e all’ opportunità formativa. Come ben sappiamo, la mediazione è un processo che ha il compito di far evolvere costruttivamente un conflitto, ristabilendo quei canali di comunicazione interrotti tra le parti in difficoltà. In tal modo il conflitto assolve la funzione educativa di allenamento alla tolleranza.
E’ per queste ragioni che la Mediazione scolastica non è solo riconosciuta come una tecnica alternativa di risoluzione dei conflitti, ma anche come un effettivo processo educativo, in grado di favorire la crescita relazionale dell’ individuo, aprendolo all’ accoglienza dell’ altro e alla comprensione della diversità. In questo modo la mediazione consentirebbe alla scuola di riacquistare in pieno la sua identità di luogo di socializzazione e di produzione d’ identità per la ricostruzione di sani rapporti sociali.