04/08/2016

La Mediazione familiare è possibile anche nei casi di sottrazione di minore all’estero, quando quest’ultima avvenga nell’ambito delle crisi coniugali e durante una causa di divorzio. A stabilirlo fu, già lo scorso anno (il 5 marzo del 2015 per la precisione), il Tribunale di Bologna attraverso un’ordinanza che ritenne opportuno istituire un percorso di mediazione familiare nel caso di una coppia di nazionalità differente (lui Statunitense lei italiana) in procinto di divorzio. In tale coppia genitoriale lei aveva deciso di tenere i figli minorenni in Italia, mentre il padre ne chiedeva il ritorno definitivo in Usa.

Il percorso di mediazione da intraprendere doveva essere portato avanti, secondo il tribunale bolognese, nell’interesse dei bambini in questione con una concezione del diritto che non è più “sui minori” ma “per i minori”, dal momento che attualmente un minorenne risulta titolare di diritti a tutti gli effetti. In questi casi, quindi, il giudice dovrà sempre interessarsi di agire a tutela dei più piccoli.

In realtà un iter procedurale del genere, se in Italia costituisce una sorta di mosca bianca, negli altri Paesi Europei (soprattutto anglosassoni e scandinavi) è diventato negli ultimi anni seguito abitualmente nei casi di conflitti coniugali con oggetto l’affidamento di minori. Non a caso la figura del mediatore familiare, all’interno del Parlamento Europeo è prevista da quasi trent’anni, dal lontano 1987! È bene poi ricordare cosa fu scritto nella Risoluzione dell’ottobre 2011 sempre dal Parlamento Europeo. Il documento, dal titolo “Metodi alternativi di soluzione delle controversie in materia civile, commerciale e familiare” sottolineava l’importanza decisiva non solo delle ADR, ma anche del mediatore familiare nei casi di sottrazione di minore internazionale. Ciò non fa altro che evidenziare ancora di più il ritardo del nostro Paese in questo settore.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano