15/08/2017

Capita sempre più spesso che gli operatori della Mediazione familiare si sentano rivolgere una domanda da parte di molte coppie sul processo di mediazione familiare: è lecito far partecipare attivamente i figli (anche minori) a tutte le fasi della mediazione oppure no?

In realtà, per rispondere a tale quesito, diversi esperti del settore (prima su tutti l’inglese Lisa Parkinson) hanno stilato una sorta di elenco comprensivo di quali potrebbero essere i pro e i contro di una scelta del genere. Nel primo elenco (quello dei fattori positivi che si potrebbero creare con la presenza dei minori in mediazione) può essere senz’altro inserita la presa di coscienza, da parte del bambino, di essere parte importante della famiglia, di cui condivide periodi positivi e negativi. I ragazzi, inoltre, possono immedesimarsi nelle decisioni familiari e capire che il percorso di mediazione serve proprio a migliorare la situazione familiare; possono poi porre tutte le domande che desiderano, ovviamente di fronte ad un mediatore estremamente preparato, che possieda gli strumenti per interfacciarsi con bambini ed adolescenti.

C’è poi il fronte negativo, l’elenco, cioè, dei contro. Secondo alcuni psicologi infantili e dell’età adolescenziale, infatti, far assistere e partecipare i minori alle fasi di mediazione potrebbe però comportare un disorientamento delle convinzioni fino ad allora coltivate dal minore riguardo alla famiglia e ai genitori. Tutto ciò potrebbe dunque far nascere delle false aspettative verso l’esito stesso della mediazione, aspettative che se deluse potrebbero comportare dei disagi. Il nucleo familiare potrebbe, poi, inconsapevolmente, condizionarsi a vicenda in ciò che si racconta al mediatore: i figli dai genitori e questi ultimi dai figli. Chi infine potrebbe non essere agevolato, secondo questa visione dei fatti, dalla presenza dei minori, è il mediatore, che ravviserebbe la difficoltà di non rivelare in sede di mediazione ciò che i figli della coppia gli avevano precedentemente confidato.

E allora? Che fare? La decisione di maggior buon senso che un mediatore familiare (insieme con i genitori) può prendere, in questi casi, è quella di assecondare le volontà del minore di assistere o meno alla mediazione. Ferme restando la preparazione e la professionalità impeccabili del mediatore che si fa carico di tali casi.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite dott.ssa Jenny Giordano