10/12/2014

Dal 6 Aprile 2011 in Gran Bretagna, tutte le coppie prima di portare in Tribunale la propria causa di divorzio, saranno tenute a partecipare ad una sessione obbligatoria di Mediazione Familiare. Ciò non ci stupisce: l’ Inghilterra è stato in fatti il primo paese in cui è comparsa la Mediazione Familiare.
Grazie ad un accordo tra Magistratura e Ministero della Giustizia, il Governo si è posto come obiettivo primario quello di alleggerire il lavoro dei giudici, accelerare i processi civili e soprattutto evitare il ricorso alla giustizia, nei casi in cui certe questioni potrebbero essere risolti dagli interessati stessi.
A questo punto il Mediatore familiare sarà riconosciuto come figura professionale dal Ministero di Giustizia con il compito di aiutare le coppie durante la fase di separazione ad affrontare questioni, , come il mantenimento del coniuge e dei figli, la divisione dei beni e l’ assegnazione dei minori, senza l’ assistenza legale. Invece, nei casi di violenza domestica, di problemi inerenti alla tutela dei minori o di rifiuto esplicito da parte di una delle parti a partecipare, la Mediazione familiare non troverà applicazione.
Oltre che in Gran Bretagna, anche in Norvegia è in vigore la legge del 1993 dell’ obbligatorietà della mediazione familiare per tutte le coppie, sposate o conviventi, che intendono separarsi e che hanno figli minori di sedici anni. La mediazione è utilizzata per l’ osservazione delle coppie che non vivono insieme ma per cui uno dei genitori, intenta una causa legale per la custodia e residenza esclusiva del figlio. Il proposito della legge norvegese è quello di porsi in relazione alla responsabilità parentale al fine di comprendere al meglio il contesto in cui il bambino risiede e trovare la migliore soluzione per la sua crescita.

In Italia purtroppo siamo invece ancora lontani anni luce dall’ esperienza dei suddetti paese europei. Tra petizioni e disegni di legge in Italia, i mediatori familiari, pur avendo ormai una professionalità riconosciuta e trovandosi in numero (sono circa 20.000 quelli attivi) non sono ancora disciplinati in un albo o ordine, per cui il cammino per una concreta diffusione e applicazione della Mediazione nell’ ambito familiare si presenta alquanto difficile. Ma l’ obiettivo di far uscire fuori il conflitto sai tribunali e dagli studi legali è sempre più sentito dalla Società civile.

A cura dell' Addetto Stampa Giustizia Mite