07/06/2016

La Mediazione familiare, si sa, nasce con l’intento di preservare gli equilibri del nucleo attinente la famiglia, in particolar modo cercando di tutelare i figli. Quando il conflitto interessa i due coniugi si può, invece, ricorrere alla Mediazione coniugale. Questo vale anche per le coppie di fatto o per le più recenti unioni civili. E se ci si trovasse di fronte ad una coppia cosiddetta “illegittima”, costituita da uno dei due coniugi con un partner esterno? Anche per questo tipo di coppie, di fronte ad un conflitto con il coniuge dell’uno o dell’altra, per tutelare gli eventuali figli ed informare sugli impegni di una separazione esiste un tipo di mediazione: la mediazione extraconiugale.

Si tratta di un concetto che apparentemente si scontra con i principi della mediazione familiare, poiché in quest’ultima si cerca di salvare il legame originario della famiglia. Apparentemente, appunto, in quanto in sede di mediazione extraconiugale il mediatore informa i due nuovi partner su tutte le conseguenze che la scelta di rompere un rapporto matrimoniale può comportare. Una seduta del genere non risulta semplice da affrontare, in quanto il mediatore pone i protagonisti dell’incontro davanti una scelta: rompere il matrimonio oppure rompere l’attuale relazione, e poi agire di conseguenza nell’uno o nell’altro caso. La mediazione extraconiugale, pertanto, si mostra come strumento complementare e di supporto alla mediazione familiare.

Chi decide di intraprendere il percorso della mediazione extraconiugale, insomma, dovrà informare il coniuge e prendere una decisione meditata e condivisa. Il fine di questo tipo di mediazione è quello di far intraprendere alle parti un percorso di scelte che possono avere diversi tipi di orientamento: o continuare nella relazione e diventare una coppia legittima “alla luce del sole”, oppure interrompere la relazione, cercando di indagare sulle effettive motivazioni che tengono in vita un tale rapporto.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano