25/06/2014

La sezione IX del Tribunale di Milano ha fatto di necessità virtù. Per far fronte alla cospicua mole lavorativa, dopo che la Legge 219/2012, che parifica i figli legittimi e quelli naturali, ha attribuito alla competenza dei tribunali ordinari piuttosto che a quelli per i minorenni, le questioni di affidamento ed economiche dei figli naturali, il Tribunale di Milano ha sperimentato un nuovo rito, il c.d. rito partecipativo, un efficace approccio alla risoluzione del confitto familiare.
Il rito partecipativo non è altro che un’udienza-filtro in cui un Giudice Onorario, in un’ ottica conciliativa, invita gli altri interlocutori, gli avvocati e i genitori, a partecipare alla creazione di accordi condivisi: il giudice assume il ruolo di comunicatore, gli avvocati guidano le parti a valutare tutte le decisioni e i genitori danno voce alle ragioni dei propri comportamenti.

All’ atto pratico cosi funziona: a seguito della presentazione della domanda di uno dei due partner, il tribunale valuta se sussistono ostacoli ad una fase conciliativa. In assenza di essi, fissa un’ udienza “filtro” in cui invita i genitori a comparire dinnanzi ad un giudice delegato, specializzato in conflitti familiari e tecniche di mediazione. Il risultato sarà un accordo condiviso e duraturo.
Dalle ultime statistiche, si è rilevato, infatti, come per i primi mesi del 2013, il Tribunale di Milano e quello di Cremona, grazie al rito partecipativo, hanno visto ben l’ 80% dei casi definiti con accordo. Non resta che sperare che il rito partecipativo possa investire anche altre realtà giudiziarie, come tecnica di risoluzione pacifica di conflitti familiari.

A cura dell' Addetto Stampa Giustizia Mite