27/10/2016

I numeri relativi ai profughi ed altri immigrati giunti nel nostro Paese attraverso il mare stanno diventando impressionanti, soprattutto riguardo ai minori completamente soli: fino ad agosto di quest’anno la cifra si attestava sui 16.800 bambini non accompagnati, in confronto ai 12.360 dell’intero 2015, ammontando al 91% dei minori sbarcati. I dati, comunicati dalla Fondazione Ismu, Istituto per lo Studio della Multietnicità, fanno davvero riflettere. Si stima, infatti, di avere una cifra che si aggira intorno ai 20 mila minori che sbarcheranno in Italia per la fine del 2016 senza alcun adulto accanto.

In questo contesto fa riflettere l’allarme lanciato dall’associazione “Save the Children” che denuncia come siano “troppi i minori ospitati per struttura a fronte di pochi i mediatori culturali”. Una figura, quella del mediatore culturale, che non è stata mai così attuale e necessaria come in questo periodo storico, ma che non viene adeguatamente presa in considerazione nella preparazione. Save the Children fa notare, insomma, come la cultura della mediazione culturale non sia ancora sufficientemente presente in Italia.

Quello che perciò diventa cruciale nella mediazione culturale, che potrà servire a distinguere un dilettante da un professionista, è la formazione specifica e mirata. ll Corso di alta formazione in mediazione religiosa-culturale dell’associazione Giustizia Mite (presto saranno pronte le nuove date per il 2017) ha come obiettivo quello di formare una figura professionale, professionista della comunicazione interpersonale, che si comporti da ponte tra civiltà diverse in grado di acquisire competenze per interagire in modo efficace e facilitare con gli immigrati e i membri delle minoranze etniche nell’accedere anche ai servizi pubblici. Il corso è rivolto in generale a diplomati, laureati, insegnanti.

Si formerà, dunque, una figura professionale richiesta soprattutto in contesti come quelli delle istituzioni educative (scuole, associazioni); quelli sanitari come gli ospedali e i servizi sociali; quelli giudiziari come gli istituti di pena e i tribunali. Fondamentale, infine, il suo ruolo proprio nelle emergenze dell’accoglienza dell’immigrazione, comprese quelle che riguardano i minori non accompagnati.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano