04/02/2016

Dopo la legge 162 del 10 novembre 2014 (conversione del D.L.132/2014) che ha dato un riassetto all’arretrato in materia di processi civili, chi decide di separarsi e poi divorziare consensualmente non ha più la necessità di rivolgersi al giudice ma può scegliere il procedimento di negoziazione assistita da avvocati, seguendo il già consolidato modello francese. Ecco quali sono i requisiti e le procedure da adempiere se si decide di percorrere questa strada.

La negoziazione assistita per le separazioni e i divorzi costituisce un istituto che comporta diversi benefici, tra cui lo svolgimento di tali contenziosi al di fuori dei tribunali, il notevole risparmio di tempo (la procedura non può durare meno di 30 giorni e non più di tre mesi) e la possibilità di raggiungere un accordo incoraggiato dagli stessi avvocati, che in tal caso assumono il ruolo di mediatori. Cruciale, dunque, il ruolo del professionista, che dovrà conoscere alla perfezione la procedura da adottare.

Una volta accertati i requisiti dei ricorrenti, che dopo la conversione in legge del D.L. 132/2014 si allargano anche a coniugi con figli minorenni o maggiorenni con handicap gravi o non autosufficienti, si dà avvio alla procedura di negoziazione assistita.

L’inizio di tale procedimento avviene attraverso una convenzione sottoscritta o l’invito alla negoziazione (art. 2,3 e 4 legge 162 nov.2014) in cui si esplica l’oggetto della controversia. Accanto all’oggetto deve essere sempre evidenziato l’avvertimento che in caso di mancata risposta o di rifiuto entro 30 giorni si potrà sottoporre la questione al giudice per l’addebito delle spese in giudizio.

Si arriva poi alla stesura di un accordo, in cui vengono elencate tutte le condizioni di separazione o divorzio (mantenimento per i figli ed eventualmente per il coniuge, trasferimenti patrimoniali, etc.) ed attraverso il quale l’avvocato viene ad essere determinante come mediatore nel tentare la conciliazione tra le due parti. Questo accordo, si badi, dovrà essere dichiarato dall’avvocato responsabile come non contrario alle norme imperative di legge e all’ordine pubblico. L’accordo va infine inviato o al Procuratore della Repubblica presso il tribunale competente oppure al pm. Se quest’ultimo non dà autorizzazione all’accordo può inviarlo al presidente del tribunale, il quale chiederà di vedere le parti coinvolte.

A cura dell' Addetto Stampa Giustizia Mite dott.ssa Jenny Giordano