16/03/2017

Torniamo a parlare di PAS, sindrome di alienazione parentale, perché purtroppo sono sempre di più i casi registrati all'interno delle separazioni e dei divorzi tra due ex coniugi. Il figlio bambino, o adolescente, viene vissuto quasi come un premio da conquistare, privilegiando solo il proprio egoismo e mai la salute mentale ed il benessere del minore.

Ma la PAS, sia chiaro, non è un disturbo psicologico o una malattia mentale, ma una sorta di condizione di disagio che affligge i minori in età evolutiva, condizione indotta da uno dei due genitori che mira a denigrare e sminuire l’altro davanti al figlio. La sindrome, per la prima volta individuata da Richard Gardner, psichiatra infantile e forense, se protratta per lunghi periodi può causare gravi danni all’equilibrio psichico del bambino. Purtroppo la PAS non rientra tra le patologie accertabili clinicamente (anche se il dibattito è ancora molto vivace), ma sicuramente influenza l’esito all’interno delle cause per l’affidamento di un minore.

Secondo Gardner “Un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile".

Come deve comportarsi un mediatore familiare davanti a famiglie che presentano tali problematiche? In questi casi è assolutamente fondamentale che il mediatore sia molto competente e preparato, dal momento che deve innanzitutto essere in grado di riconoscere i segnali della PAS e sapere come agire. Una volta che la sindrome sia stata correttamente rilevata dal mediatore, quest’ultimo dovrà prendere le decisioni più adatte al contesto. Un mediatore non adeguatamente preparato sulla PAS potrebbe, ad esempio, insistere in un tentativo di accordo per affidamento congiunto, quando sarebbe una strada non corretta da seguire (è stato studiato infatti, che le famiglie con PAS in affidamento congiunto vedono peggiorare la situazione).

Da ricordare, poi, che nei casi di nuclei familiari con PAS molto spesso non è la famiglia a cercare la mediazione ma viene imposta dal giudice e quindi il mediatore potrebbe trovarsi ad interagire con persone per niente collaborative, con il rischio che l’intero procedimento di mediazione possa subire alterazione ed annullamento. In questo caso sta alla preparazione, alla sensibilità e all’esperienza del mediatore familiare saper gestire la situazione.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite, dott.ssa Jenny Giordano