10/08/2017

Anche le unioni createsi a partire dalla Legge Cirinnà, le cosiddette unioni civili, possono sciogliersi, tanto che già si hanno notizie di primi divorzi in tal senso (qualche giorno fa in Liguria la prima sentenza). Ma come si procede in questi casi? Vediamolo in dettaglio, anticipando che è utile affidarsi alla negoziazione assistita.

Innanzitutto è bene sottolineare che ciascuno dei due membri della coppia può chiedere il divorzio, anche se l’altro non è consenziente. Questo fatto viene sancito dalla Legge 76 del 2016, che però mette anche in chiaro che questa richiesta deve essere resa ufficiale. Ovviamente l’iter non è complesso come nel matrimonio “tradizionale”, poiché basta comunicare il tutto all’ufficiale di Stato civile e non passare dalla separazione formale. Trascorsi tre mesi da questa comunicazione si può procedere con la domanda di divorzio. A questo punto si può: procedere in tribunale, davanti al sindaco o ricorrendo alla negoziazione assistita da avvocati. Al soggetto della coppia economicamente più debole può essere riconosciuto il diritto agli alimenti posti a carico dell'altro e l'assegnazione della casa.

Ricordiamo che la negoziazione assistita è una procedura che investe la figura dell’avvocato di un ruolo importantissimo, ma allo stesso tempo anche di responsabilità non indifferenti, dal momento che i poteri che l’avvocato detiene vengono gravati da obblighi che se non rispettati porterebbero ad illeciti disciplinari ed a sanzioni amministrative dai 2 mila ai 10 mila euro. I poteri principali sono quelli di autenticazione e di certificazione e di far sì che tutto risulti conforme alle norme imposte e all’ordine pubblico. Ad essere autenticate e certificate saranno tutte le sottoscrizioni autografe delle parti e le dichiarazioni di mancato accordo.

A cura dell'addetto stampa Giustizia Mite dott.ssa Jenny Giordano